Parlare oggi di “questione femminile”, di disuguaglianza tra uomo e donna, secondo il parere di molti, sarebbe anacronistico, avendo ormai le donne acquisito una notevole visibilità in vari importanti ambiti.

Ma, se osserviamo attentamente la realtà, ci rendiamo conto che non è così. Ed è questa la ragione per la quale  siamo profondamente grate a Papa Francesco che ha recentemente riproposto il problema con calore, mostrando così che il cammino da compiere è ancora lungo prima che si possa arrivare ad una vera soluzione.

Il 15 settembre, in occasione della visita pastorale in Sicilia, durante l’incontro con il Clero, i Religiosi, le Religiose, i Seminaristi nella Cattedrale di Palermo, il Santo Padre, rivolgendosi specificamente alle Religiose, così si è espresso:

“Una cosa desidero dire specialmente alle Religiose: la vostra missione è grande, perché la Chiesa è madre e il suo modo di accompagnare sempre deve avere un tratto materno. Voi religiose, pensate che siete icona della Chiesa, perché la Chiesa è donna, sposa di Cristo, voi siete icona della Chiesa. Pensate che voi siete icona della Madonna, che è madre della Chiesa, la vostra maternità fa tanto bene, tanto bene.”

Dopo una breve digressione, il Papa ha ripreso il discorso: “Voi siete la porta, perché siete madri, e la Chiesa è madre. La tenerezza di una madre, la pazienza di una madre… Per favore non svalutate il vostro carisma di donne e il carisma di consacrate. È importante che siate coinvolte nella pastorale per rivelare il volto della Chiesa madre.

È importante che i vescovi vi chiamino nei consigli, nei diversi consigli pastorali, perché è sempre importante la voce della donna, la voce delle consacrate, è importante”.

Nella Esortazione apostolica Evangelii gaudium del 24 novembre 2013 il Papa aveva già ribadito la necessità che si allargassero gli spazi per una presenza femminile più incisiva, “ … perché ‘il genio femminile’  è necessario in tutte le espressioni della vita sociale … tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali.”

Ventisette anni prima anche Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica “Mulieris dignitatem ” aveva sottolineato il persistere di sperequazioni tra uomo e donna.

In una catechesi, il mercoledì del 15 aprile 2015, Papa Francesco, definendo il “genio femminile ”, ha detto:

“La donna sa vedere le cose con altri occhi che completano il pensiero degli uomini, è una strada da percorrere con più creatività e audacia”.

Nell’attuale discorso il Santo Padre ha affrontato l’argomento con una maggior ampiezza, sulla base di ben precisi riferimenti teologici.

Innanzitutto si è rivolto direttamente alle Religiose e le ha esortate a prendere coscienza del loro specifico carisma di donne e di madri e quindi dell’importanza della loro presenza.

Successivamente ha sottolineato l’importanza che i vescovi chiamino le religiose nei consigli pastorali perché “è sempre importante la voce della donna”.

Quello che ci sembra particolarmente interessante è l’accostamento della donna alla Madonna, quale madre della Chiesa, e ciò in piena sintonia con un filone teologico che attualmente dà vita ad una nuova impostazione degli studi di mariologia.

A tal proposito riteniamo possano essere utili e servire da stimolo ad un’approfondita ricerca, alcune citazioni tratte dalla recente opera magistrale Maria-Ecclesia, prospettive di una teologia ed una prassi ecclesiale fondata in senso mariano di Gisbert Greshake, un teologo fra i più noti a livello mondiale.

In quest’opera, dopo aver ripercorso le tappe fondamentali degli studi mariologici,  Greshake espone la sua tesi: “ … Maria è l’essere umano che è stato coinvolto in forma del tutto particolare nell’evento della mediazione tra il creatore e la creatura, non solo dal punto di vista ‘biologico’, ma come ‘persona’, come un essere umano che è interpellato e che deve dare una risposta in libertà. In questo modo Maria rappresenta il prototipo dell’essere umano a cui si apre il Dio trinitario.”

Greshake inoltre, condividendo la posizione di Ugo Rahner, il grande studioso di patristica, ritiene che la base ecclesiale non abbia ancora acquisito né onorato una prospettiva fondamentale della mariologia conciliare. Infatti così si esprime: “Una visione … della Chiesa che prenda chiaramente le mosse da Maria … non porterebbe forse verso un’altra concezione della Chiesa, una concezione veramente riformata, vale a dire di una Chiesa della fede, una Chiesa che è nel mondo ma non del mondo, che conformemente al Magnificat è una Chiesa dei piccoli e dei poveri, nella quale le gerarchie di questo eone vengono rovesciate? Non ne deriverebbero anche delle conseguenze pratico-concrete per la fede e la vita della Chiesa?”

La nostra speranza è che presto si possa realizzare una vera svolta, poiché ancora oggi sono numerosi gli esempi che dimostrano come molte donne, straordinarie in vari campi, siano pressoché sconosciute al pubblico e ciò non solo nella società civile ma anche nella Chiesa.

Estremamente interessante a questo proposito sarebbe avviare una paziente ricerca sulle tante donne che hanno realizzato molte e diverse forme di vita cristiana comunitaria sia fondando ordini religiosi sia organizzando attività dirette, nelle particolari contingenze storiche ed ambientali, a difesa e promozione degli ultimi.

Una provocazione, proprio per la particolare situazione sociopolitica che stiamo vivendo, potrebbe essere la conoscenza della storia dell’emigrazione italiana e delle tante soluzioni operative realizzate da Santa Francesca Saverio Cabrini (1850-1917) e non soltanto da lei.

Proponiamo infine la lettura ed il confronto sul recente testo di Serena Dandini

Il catalogo delle donne valorose, trentaquattro vite da conoscere (Mondadori, 2018).

 

Alia D’Anna Tarantello